Comunicato stampa

La posizione della Chiesa sul DDL Zan

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è a favore di una legge chiara che tuteli i diritti di coloro che si identificano come LGBT e che garantisca contemporaneamente la libertà di religione.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in Italia ha inviato il seguente testo alla 2a Commissione permanente (Giustizia) del Senato della Repubblica, alla Presidente del Senato e al Presidente del Consiglio dei Ministri in merito al DDL Zan.

5 luglio 2021

Senato della Repubblica

2a Commissione permanente (Giustizia)

Oggetto: DDL S. 2005 – XVIII Leg. “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità”.

In data 25 maggio abbiamo appreso di essere stati ammessi a un’audizione sul DDL in oggetto. Sembra che i recenti sviluppi abbiano reso impossibile tale audizione. Pertanto inviamo il documento integrale preparato per l’audizione.

SEGUE TESTO INTEGRALE ORIGINARIAMENTE PREPARATO PER L’AUDIZIONE.

Signor Presidente,

Signore e Signori Vicepresidenti,

Segretari e Membri della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica,

a nome de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in Italia, Vi ringrazio per l’opportunità che mi concedete di esprimere alcuni pensieri sul “DDL Zan” (DDL S. 2005 – XVIII Leg. “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità”).

Permettetemi di iniziare ringraziando questa Commissione che anni fa ha dato parere favorevole all’approvazione dell’Intesa con La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Mi presento quindi qui oggi con un senso di gratitudine per questa Commissione e conscio del lavoro prezioso e cruciale dei membri del Parlamento che permette agli alti ideali della Costituzione di essere tradotti in leggi che tutelano e migliorano nel concreto la vita dei cittadini.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni insegna ai suoi membri il seguente principio: “Noi crediamo di dover essere soggetti ai re, ai presidenti, ai governanti ed ai magistrati, di dover obbedire, onorare e sostenere le leggi” (Articoli di Fede 1:12).

Siamo grati di poter mostrare il nostro sostegno alle Istituzioni di questo paese condividendo i nostri pensieri su questo decreto legge in linea con quanto disposto al punto 3 dell’Articolo 28 dell’Intesa, che stabilisce: “In occasione di disegni di legge relativi a materie che coinvolgono rapporti della Chiesa con lo Stato, sono promosse previamente, in conformità all’articolo 8 della Costituzione, le intese del caso”. Siamo pertanto felici di avere l’opportunità di contribuire al raggiungimento di una legge che aiuti a proteggere i diritti di coloro che si identificano come LGBT e che allo stesso tempo rispetti i sentimenti e protegga le libertà di tutti i cittadini coinvolti, rispettando anche la Costituzione e le leggi dello Stato già esistenti.

Joseph Smith, il primo presidente de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, dichiarò: “Se è stato dimostrato che sono pronto a morire per un [membro de La Chiesa di Gesù Cristo], dichiaro con franchezza dinanzi al cielo che sono altrettanto pronto a morire in difesa dei diritti di [chiunque altro], perché lo stesso principio che calpestasse i diritti dei Santi degli Ultimi Giorni calpesterebbe anche i diritti [di chiunque altro] fosse impopolare e troppo debole per difendersi”.

Questo è il sentimento con cui mi presento a voi oggi e con cui rappresento La Chiesa di Gesù Cristo: il desiderio di contribuire, per quanto possibile, alla tutela dei diritti di ogni individuo, a prescindere — come indicato dalla legge proposta — dalla razza, dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione, dal sesso, dal genere, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dalla disabilità.

Il nostro obiettivo è quindi comune: assicurarci che la legge tuteli alla stessa maniera la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani e stabilisca sanzioni per chiunque violi il diritto inalienabile di ciascuno di avere ed esternare i propri sinceri convincimenti interiori, di vivere la propria vita ispirati da questi e di non essere ingiustamente discriminato sulla base di ciò in cui crede e delle proprie pratiche.

Ci sembra di poter affermare che i contenuti del DDL Zan facciano un ottimo lavoro in questo senso per quanto riguarda i diritti di coloro che si identificano come LGBT. Temiamo tuttavia che tale protezione non sia sufficientemente modulata ed equilibrata per proteggere i diritti di tutti gli altri.

Desidero sostanziare la mia affermazione con una disamina del linguaggio contenuto nel DDL Zan e con esempi specifici.

L’Articolo 4 del DDL Zan prova a creare questo equilibrio, ma la sua vaghezza costituisce un grave rischio che possa essere interpretato in modi che determinino una discriminazione ingiusta contro molti che hanno un sentimento diverso sull’argomento. L’Articolo 4 recita: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

L’Articolo 21 della Costituzione però riconosce a ogni individuo il diritto di esprimere e divulgare in qualsiasi forma il proprio pensiero e prevede di punire solo chi eventualmente commettesse o stesse per commettere un reato. E l’Articolo 19 della Costituzione riconosce lo stesso diritto più ancora specificamente in materia di idee religiose. Riteniamo che il DDL Zan lasci troppa discrezione ai giudici.

C’è il serio rischio che un giudice non garantisca più sufficiente protezione per il legittimo pluralismo nella società. Nel tentativo di prevenire la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, un giudice potrebbe essere causa di discriminazione contro coloro che hanno una visione diversa.

In pratica, un giudice potrà condannare un capo religioso per aver esternato convincimenti basati sulla religione in merito alla condotta omosessuale o per essersi rifiutato di celebrare un matrimonio tra persone dello stesso sesso, qualora il giudice riterrà che tale condotta sia idonea a determinare il pericolo del compimento di un eventuale atto discriminatorio — anche uno non meglio specificato dalla legge. Similmente, un giudice potrà condannare un genitore che si opponesse alla partecipazione del figlio minore a uno dei programmi specifici sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere che saranno creati per disposizione degli Articoli 7 e 8 del DDL Zan.

Riteniamo che ciò sia una violazione della libertà di religione o credo protetti dall’Articolo 19 della Costituzione. Inoltre riteniamo che ciò violi anche i commi 1 e 2 dell’Articolo 2 dell’Intesa firmata tra lo Stato e La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Legge 30 luglio 2012, n. 127, “Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione”), che riconoscono alla Chiesa “il diritto di professare […] liberamente la religione […] di insegnarla […] di farne propaganda e di esercitarne, in privato o in pubblico, il culto ed i riti. La Chiesa ha piena libertà di svolgere la sua missione […] di evangelizzazione” e che “garantisc[ono] alla Chiesa […] la libertà di manifestazione del pensiero mediante la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”.

Riteniamo anche che il punto 1 dell’Articolo 7 del DDL Zan violi la Costituzione, il cui Articolo 29 recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. La violazione viene identificata nel fatto che a scuola verrà insegnato che ognuno deve essere libero di crearsi la famiglia che vuole anche con coniugi dello stesso sesso, in contrapposizione però a quanto stabilito dalla Costituzione che definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Oggi grazie alla Costituzione posso fare questa affermazione, domani a causa del DDL Zan potrei essere condannato fino a 6 anni e 4 mesi di detenzione. Ma un giudice “benevolo” potrebbe tramutare la mia pena in “prestazione di un’attività non retribuita […] a favore delle associazioni di tutela delle vittime dei reati di cui all’articolo 604-bis del codice penale” ovvero, su modifica prevista dal DDL Zan, a favore anche di associazioni LGBT. In poche parole, per il fatto che io — supportato dagli articoli 29 e 30 della Costituzione — decido di non far partecipare mio figlio a uno dei corsi tenuti dalle associazioni LGBT a scuola posso essere condannato a lavorare gratuitamente per un’associazione LGBT. Anche in questo caso riteniamo che questo articolo del DDL Zan violi prima di tutto l'Articolo 20 della Costituzione, che sancisce che il “carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative”, e il comma 3 dell’Articolo 2 e il comma 1 dell’Articolo 5 dell’Intesa che recitano: “È riconosciuta ai rappresentanti della Chiesa la libertà di distribuire gratuitamente, nei luoghi pubblici, copie del Libro di Mormon, della Bibbia e altri articoli e pubblicazioni” e “ai [rappresentanti della Chiesa] è assicurat[a] […] la libera diffusione del messaggio della Chiesa”. Ma un giudice potrebbe decidere che, dato che la Bibbia insegna che il matrimonio è tra un uomo e una donna, non è legittimo distribuirla in quanto il concetto è discriminatorio nei confronti di coloro che si identificano nella comunità LGBT e pertanto sanzionare penalmente la presunta violazione.

Tutto ciò è in violazione anche del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (Articolo 18, punto 4) che impegna gli Stati “a rispettare la libertà dei genitori […] di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni”, del Protocollo addizionale della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali (Articolo 2) che riporta che gli Stati firmatari “hanno convenuto” che “Lo Stato […] deve rispettare il diritto dei genitori di [educare e istruire i propri figli] secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”, e della Convenzione sui diritti dell’infanzia (Articolo 14) che dice: “Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori […] di guidare il fanciullo nell’esercizio del [suo diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione] in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità”.

Concludo tornando dove sono partito. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è a favore di una legge chiara che tuteli i diritti di coloro che si identificano come LGBT e che garantisca a questi nostri fratelli e sorelle la libertà di vivere secondo i dettami della propria coscienza. Uno dei nostri Articoli di Fede recita: “Noi rivendichiamo il privilegio di adorare Dio Onnipotente secondo i dettami della nostra coscienza e riconosciamo a tutti gli uomini lo stesso privilegio: che adorino come, dove o ciò che vogliono”. Pertanto noi desideriamo che nessuno subisca un danno per ciò in cui crede, per come si sente, o per come vive la sua vita, ma ci aspettiamo che ciò sia vero per tutti, anche per chi non si identifica con i convincimenti propri delle persone LGBT.

Molti ritengono che questo equilibrio non sia possibile, che le ragioni dell’uno siano troppo distanti da quelle dell’altro e perciò serva una legge che imponga limiti a ciò che alcuni possono dire o fare.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha a cuore i diritti di tutti coloro che si identificano come LGBT. Nello Stato dello Utah negli Stati Uniti, dove La Chiesa di Gesù Cristo ha la sua sede centrale, i dirigenti della Chiesa hanno sostenuto attivamente la legge 296/2015 (Utah S.B. 296 Antidiscrimination and Religious Freedom Amendments) che prevede protezioni dei diritti LGBT più estese di qualsiasi altro stato più liberale, ma allo stesso tempo garantisce forti protezioni per la libertà religiosa. Molti hanno visto in questa legge un modello che garantisce equità per tutti. Ha dimostrato che è possibile fornire ampie protezioni per coloro che si identificano come LGBT in materia di alloggi, impiego e altri ambiti chiave, garantendo contemporaneamente alle organizzazioni religiose la libertà di esprimere il proprio credo e la possibilità di non essere forzate a cambiare le proprie pratiche, come per esempio il diritto di non ammettere ad alcuni sacramenti coloro che vivono con un partner dello stesso sesso.   

Dallin H. Oaks, consigliere della Prima Presidenza de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nonché già giudice della Corte Suprema dello Stato dello Utah, ha parlato della necessità di “evitare di partire dalle posizioni non negoziabili o estremiste. In queste controversie entrambe le parti dovrebbero cercare equilibrio, non una vittoria totale. Per esempio, i credenti non devono cercare di porre il veto su tutte le leggi contro la discriminazione che offendono la loro religione, e coloro che propongono leggi contro la discriminazione non dovrebbero cercare di porre il veto su tutte le questioni legate alla libertà di religione che entrano in attrito con le leggi contro la discriminazione. Entrambe le parti in controversie vitali come queste dovrebbero provare a comprendere le reciproche posizioni e cercare soluzioni pratiche che garantiscano l’equità per entrambe le parti e che nessuna possa dominare completamente”.

L’esperienza fatta da noi dimostra che questo equilibrio è possibile.

La grande convergenza in questo parlamento su questo DDL non dovrebbe essere erroneamente interpretata come prova della correttezza dei suoi contenuti. La correttezza di qualcosa non è determinata dal favore della maggioranza di turno. La protezione costituzionale e internazionale dei diritti umani si è evoluta proprio per proteggere il pluralismo dalla dittatura della maggioranza (“Democrazia in America” [1835], Alexis de Tocqueville), anche delle maggioranze forti. Nel perseguire l’importante obiettivo di affrontare le istanze e i diritti di coloro che fanno parte della comunità LGBT, è fondamentale che i diritti paralleli dei credenti e delle comunità religiose non vengano ignorati o sottovalutati e che non siano soggetti a una contro-discriminazione.

Rimaniamo a vostra disposizione per discutere più approfonditamente i contenuti del decreto legge.

Nel ringraziarvi ancora una volta per avermi ascoltato vi rinnovo la stima dei membri de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e desidero che sappiate che è prassi dei nostri membri pregare per i rappresentanti delle istituzioni. Siete nelle nostre preghiere.

          Grazie,

Alessandro DINI-CIACCI

Settanta di Area, Area Europa

Rappresentante per l’Italia

Cpc:                Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato

                        Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri

Guida allo stile:Quando fate un articolo sulla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nel menzionare per la prima volta il nome della Chiesa vi preghiamo di riportarlo per intero. Per ulteriori informazioni sull’uso del nome della Chiesa, consultate online la Manuale di stile.